La storia della bicicletta


Tutti conoscono le biciclette ma in pochi ne conoscono realmente la storia e la sua evoluzione nel corso dei secoli. I primi anni della sua vita hanno visto il perfezionamento di funzionalità strutturali, per evitare gli errori concettuali che la rendevano a tutti gli effetti inutilizzabile su larga scala. Oggi ci troviamo in una situazione in cui la tecnologia e gli studi applicati alla produzione in larga scala, rendono possibili implementazioni tecnologiche tali da portare il prodotto alla perfezione, generando modelli utili a tutte le età e soprattutto a tutte le forme fisiche e agli utilizzi più disparati.

Ma vediamo più in dettaglio come nel corso dei secoli la bicicletta si sia trasformata seguendo una vera e propria evoluzione.

La conferenza internazionale della storia del Ciclismo 


La conferenza internazionale della storia del Ciclismo (ICHC) si incontra ogni anno in una diversa nazione ospitante il congresso, con lo scopo di discutere e pianificare l'evoluzione del ciclismo agonistico e dei fenomeni sociali legati alle due ruote. In queste occasioni trova spazio anche una disquisizione più pura in merito alla storia della bicicletta. Ogni interlocutore porta ogni anno nuove prove e nuove informazioni documentate atte a rettificare parti della già consolidata storia riscrivendo, di fatto, quanto noto in materia di storia del ciclismo.


Bicicletta: il primo brevetto


Questa è una storia strana, che vede comparire modelli per poi vederli finire in uno scantinato ed essere nuovamente riproposti, magari in parti diverse del pianeta, da un altro inventore decine di anni dopo; è per questo che gli eventi che hanno visto l'evolversi del mezzo, raramente si legano ad un nome o ad una persona.
Malgrado ciò rimangono assodate alcune certezze, come il fatto che nel 1818 Karl Drais brevettò il primo modello, spazando via la paternità di tutte le biciclette viste fino ad ora.

Impiegato statale tedesco, realizzò quella che in Germania fu chiamata Draisine (dal nome dell'inventore) e che in Italia divenne nota prima come "Draisina" e successivamente con il nome di "velocipede". L'eco che questo modello riscosse in tutto il mondo e sulla stampa ufficiale lascia comprendere che prima di questo modello, nessuno aveva visto una bicicletta in quanto tale.

I primi traguardi furono raggiunti con l'aggiunta dello sterzo, non presente nella prima draisina, alla prima percorrenza di 8 miglia in un ora.


Divieto di pedalare!


La diffusione del velocipede si fermò immediatamente a causa di alcune leggi comparse in tutto il mondo e che proibirono l'utilizzo delle prime biciclette sulle strade destinate alle carrozze. Questo, l'introduzione della ferrovia e la paura diffusa a mezzo stampa delle pericolose cadute in caso di perdita di equilibrio, fermarono la crescita di popolarità di questo mezzo per oltre 50 anni.
Tutto si fermò fino all'anno 1860, e precisamente a Parigi, quando il velocipede, riappellato "le velocipede bicycle" (bi ciclo) vide la rinascita di questo mezzo, facilitata anche dal manto stradale decisamente migliorato e che permise di non dover soffrire utilizzando quello che in Inghilterra era chiamato "boneshaker" (lo scuoti ossa), considerando che ancora in quegli anni la gomma non era ancora in produzione, e che quindi le ruote erano di legno prima e ferrate poi (come le carrozze dei cavalli, ma con un raddoppio del peso ed una perdita della maneggevolezza).


Modelli di mountain bike


Primo modello a pedalata posteriore


Nel 1866 compare il primo modello a pedalata posteriore, ossia che utilizza la trazione della ruota posteriore anziché quella anteriore (che impediva di mantenere la pedalata mentre si sterzava).
Tranne una piccola parentesi rappresentata dall'invenzione in Inghilterra della High Bicycle (la bicicletta con la ruota anteriore ingrandita a dismisura e la posteriore rimpicciolita, che procurava pericolose cadute spesso mortali), il resto della storia vede un'evoluzione graduale e lenta della bici fino agli anni Settanta del Novecento.


Il sodalizio Bottecchia-Carnielli


In Italia, il fuoriclasse Ottavio Bottecchia divenne il primo italiano a vincere il Tour de France, nonché il primo ciclista ad aver indossato la tanto ambita maglia gialla dall'inizio della competizione fino alla tappa finale. Il campione Bottecchia vinse il prestigioso torneo francese anche l'anno dopo, nel 1925, e nel 1926, insieme al fabbricante di biciclette Teodoro Carnielli lanciò sul mercato la bicicletta dedicata al campione del Tour de France. Fu subito un grande successo e, anche dopo la morte prematura di Bottecchia, avvenuta nel giugno del 1927, l'officina divenne una vera e propria azienda. Oggi, la ditta di produzione di biciclette Bottecchia, separatasi da quella Carnielli negli anni '90, è un'industria a tutti gli effetti e vanta due delle più importanti invenzioni a due ruote: la Graziella e la cyclette. Bottecchia è oggi sinonimo di innovazione ed affidabilità, in quanto specializzata nella produzione di biciclette da corsa che oggi rispondono agli standard più elevati di sicurezza, leggerezza e velocità.

La svolta del 1970: la bici per le masse


Negli anni 1970 l'uso della bicicletta venne riscoperto per motivi di benessere e di esercizio fisico. Questo fenomeno diede il via ad una produzione di massa con la conseguente nascita di stili e modelli: biciclette da corsa, impiegate già nelle prime competizioni regionali e nazionali; mountain bikes, più recenti e destinate inizialmente ad un pubblico di giovanissimi alle prese con il fuori strada; biciclette da passeggio, che sono quelle più simili alla prima bicicletta.
Alcune nazioni, come la Cina, hanno fatto della bicicletta negli anni, per ragioni di estrema povertà, il mezzo principale delle masse. Altre, come l'Olanda ed il Belgio, ne hanno culturalmente accettato le potenzialità in quanto a risparmio di emissioni nocive dei mezzi a benzina e in quanto a miglioramento della qualità stradale e della vita quotidiana, impiegandole assiduamente nelle piccole cittadine e nei grandi centri metropolitani.

Le migliori bici da passeggio!

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